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PROCESSO ETERNIT:
“MAI IN ITALIA UNA TRAGEDIA SIMILE”
 
 
Richiesta la condanna a vent’anni di reclusione per i vertici Eternit, multinazionale dell'amianto

 

Alessandria, 5 luglio 2011

“La compostezza e la costanza dei familiari delle vittime e dei cittadini che da oltre un anno hanno seguito tutti i dibattimenti è qualcosa che mi ha colpito e  che non potrò mai dimenticare”.

Sono le prime parole pronunciate da Alessio Ferraris (nella foto), segretario generale della Cisl di Alessandria, visibilmente emozionato in seguito alla richiesta  di condanna a venti anni di reclusione per i vertici della multinazionale dell’amianto Eternit,  ovvero il miliardario svizzero Stephen Schmideiny e il barone belga  Louis de Cartier de Marchienne, accusati di disastro ambientale doloso e omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro.

La richiesta è arrivata dal pubblico ministero Raffaele Guariniello alla cinquantesima udienza del maxi -processo torinese che ha accertato circa tremila vittime tra lavoratori e cittadini deceduti o ammalati a causa della fibra killer dell’amianto, di cui oltre il 70% abitanti a Casale Monferrato (Al), sede dello stabilimento Eternit più grande, a cui seguono quelli di Cavagnolo (To), Rubiera (Re) e Napoli.

Purtroppo in questi ultimi anni si sono aggiunte altre centinaia di vittime: le patologie da amianto che hanno colpito e ancora stanno colpendo le ex lavoratrici e lavoratori, insieme alle popolazioni, sono mesotelioma (tumore maligno alla pleura o peritoneo), carcinoma polmonare e asbestosi.

Ferraris ritorna  ancora sull’atteggiamento delle parti lese osservate durante l'udienza del 4 luglio: “Quella stessa compostezza è rimasta anche quando il pubblico ministero, con un colpo di scena, ha svelato un carteggio secretato, da cui emerge chiaramente  il freddo cinismo degli imputati che hanno pianificato scientificamente l’occultamento della verità, quella legata alla pericolosità della polvere di amianto, con l’assoluta consapevolezza di commettere una strage”.

Secco il tono di Guariniello: “In tanti anni non avevo mai visto una tragedia come questa”.  Si è infatti appurato che gli imputati non solo hanno accettato il rischio che il disastro si verificasse e continuasse a verificarsi, ma continuano ad accettarlo ancora oggi, preoccupandosi negli anni solo di un eventuale processo e di un’altrettanto eventuale condanna ad un risarcimento, il tutto senza mai nominare i danneggiati, senza una parola di dispiacere per l’orrore commesso.

L’udienza prosegue e nel frattempo la compostezza delle persone che stanno ascoltando si scioglie di tanto in tanto in un pianto silenzioso, racconta  Ferraris, che aggiunge: “Ringrazio l’intera organizzazione per averci sempre supportato e per aver creduto in questa battaglia, insieme a Luciano Bortolotto, l’avvocato Roberto Nosenzo  e gli amici della sede cislina di Casale, sempre presenti  anche nei momenti più difficili quando sembrava impossibile arrivare ad un processo ed ancor meno probabile ad una richiesta di condanna così esemplare”.

Non mancano dunque parole di soddisfazione e stima nei confronti di un pubblico ministero che ha demolito pezzo per pezzo l’impianto difensivo degli imputati. La fiducia per l’esito del processo è alta,  ora la speranza è che l’iter giudiziario sfoci in una condanna esemplare, come testimoniano le voci che arrivano dalla cittadinanza e dall’Associazione Familiari Vittime Amianto: “Siamo certi che la conclusione di questo processo, nel prossimo autunno, sarà un momento storico atteso per trent’anni da tutti noi ma anche da coloro che ancora devono lottare nei tre quarti del pianeta in cui l’amianto continua a essere estratto o utilizzato, dove popolazioni  per lo più ignare sono ancora ingannate in modo criminale”.

Con questa richiesta di condanna  si apre una fase nuova che porterà ad una prima conclusione, ma in parallelo alla fase processuale va completata l’opera di bonifica per salvaguardare le generazioni future”, chiude Ferraris richiamando il tema dello sviluppo: “Sperando di non essere equivocato, fermo restando la  tragedia subita dalla cittadinanza a causa di questa vicenda,  Casale deve cominciare a buttare il cuore oltre l’ostacolo: il fatto di essere identificata solo e soltanto come la città dell’amianto non aiuta in prospettiva a far ripartire lo sviluppo e l’occupazione del territorio; la filiera del manifatturiero casalese è in crisi ormai da tempo, esiste infatti una tragedia silenziosa che sta avanzando, quella della disoccupazione crescente, per questo occorre  puntare  sullo sviluppo del tessuto produttivo e industriale complementare ai settori ormai maturi”.

Paola Toriggia

                                       

 

 

 

 

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